Mostra Giuliano Collina

“SU CARTA”: MOSTRA PITTORICA DI GIULIANO COLLINA

La cassa nel mio studio

Como, 14 settembre 2011 - Cinquanta carte, alcune piccole, altre piuttosto grandi, quattro grandissime. Qualcuna solo disegnata: a carboncino, a penna e inchiostro di china, a matita, a matita e gomma (che non è la stessa cosa), altre un po’ a colori (a tempera, ad acquerello o con gli smalti industriali), altre ancora dipinte del tutto come su tela. Infine c’è anche qualche “tecnica mista”, nata dalla commistione, dalla mescolanza di un po’ di tutto, materiali della pittura tradizionale e non solo. Due Teste, due impronte del volto di Cristo sono state realizzate con la terra del mio giardino mescolata a un po’ di colla e nient’altro. Allora, quando cercavo quella forma, non volevo né il colore né la materia del sangue, mi sembrava melodrammatico così come ogni tentativo con il colore della pittura finiva per essere illustrativo. Provai quindi con qualcuna di quelle sostanze, magari non usuali, ma che hanno una consistenza e un colore precisi e predeterminati: la cenere, la sabbia, il catrame erano ormai già troppo usati, la terra non ancora. Terra come il colore e la natura del mondo, come il fango che sta all’origine dei nostri corpi. Cinquanta carte realizzate secondo tecniche diverse, proprie e improprie. Impossibile identificarle tutte con il termine “disegno”, perché solo poche mostrano la traccia del segno e pochissime sono in bianco e nero. Oggi anche le più elementari distinzioni, anche gli specifici primari hanno perso significato, nemmeno più è possibile decidere se si tratta di pittura o scultura, né tanto meno distinguere il disegno dall’opera dipinta. Le tecniche nel nostro contemporaneo si sono inestricabilmente arruffate, i materiali e gli strumenti si sono moltiplicati; forse è solo possibile un’unica distinzione, quella relativa al supporto: la carta o la tela. Sembra strano, ma la carta o la tela offrono due condizioni operative assolutamente diverse. Quando si lavora sulla carta, ci si sente più liberi, più disinvolti, la carta offre più possibilità della tela, è molto meno ingombrante, è facile da stivare e di gran lunga meno costosa. Nel nostro tempo la carta si può sprecare, ne abbiamo a iosa intorno a noi: di tante tipologie, di tante grammature e di tanti formati, non è soltanto bianca, ma anche colorata di tanti colori e, soprattutto, ha una straordinaria duttilità, perché può essere facilmente strappata, tagliata e rincollata. Su un foglio di carta ci si può lavorare per un po’ e poi se ne può eliminare una parte, lo si può dividere in pezzi e da questi far nascere nuove immagini. Insomma la carta si può maltrattare senza rimpianti, anzi senza rimpianti la si può anche, in un liberatorio gesto di impotenza, accartocciare e gettare via. Quando il supporto è di carta, non ho bisogno di cavalletti, di tela e di telai, sto su un angolo del tavolo e lavoro in orizzontale. No, in realtà, non è più facile sulla carta piuttosto che sulla tela, in entrambi i casi, almeno per me, è sempre complicato, ma quando pasticcio sui fogli, mi sento più a mio agio, anche perché, se dipingo su tela, ci insisto sopra fino all’esasperazione: il quadro deve riuscire, oppure non ha altro destino che la sua completa distruzione, mentre per le immagini su carta mi sono inventato una scappatoia, qualcosa di simile a una specie di limbo. Nel mio studio, da anni, anzi da decenni, conservo una grande cassa di legno che contiene gli avanzi dei miei lavori su carta, quelli non del tutto riusciti, quelli per così dire indegni, per ragioni opposte, tanto delle pareti dei collezionisti quanto della spazzatura. Lì, loro stanno al buio, un po’ dimenticati, mai ci ho rovistato dentro quella cassa, non ricordo quasi più nulla di quello che contiene, un po’ ne ho timore, ma so che quel luogo quasi segreto è pieno di pezzetti di me, dei miei desideri, le tracce di quanto avrei voluto realizzare. Cinquanta fogli scelti da me e dall’amico Longatti alla ricerca di una cronologia, un percorso che parte da due Tovaglie del 1986 e si conclude con un’altra Tovaglia del 2011. Un gruppo di opere finite nel bene e… nel male, non certo come i frammenti della cassa segreta. Giuliano Collina La mostra sarà aperta da sabato 17 settembre a domenica 16 ottobre, 2011 con i seguenti orari: martedì – domenica, ore 10.00 – 19.00.